IL SUONO RAZIONALE

di Tiziano Rosselli

Del vero e del falso

Del vero e del falso

Stradivarius ha recentemente pubblicato un cd monografico dedicato al compositore romano Daniele Bravi. Del vero e del falso – questo è il titolo della raccolta – contiene sette tracce con opere che coprono un arco di tempo compreso tra il 2002 e il 2011. Ho trovato particolarmente interessante, dopo l’ascolto di tutti i pezzi, il fatto che la traccia che più mi ha colpito sia stata la composizione del 2002, Meditazione prima in Eco, scritta prima di un percorso di perfezionamento che ha condotto Daniele Bravi al centro delle esperienze musicali europee di questi anni.

Daniele Bravi si diploma in composizione nel 2003 a Santa Cecilia, studia per tre anni al Conservatorio di Strasburgo con Ivan Fedele, conseguendovi il diploma nel 2006, si perfeziona ancora tra il 2006 e il 2008, anni in cui frequenta all’IRCAM i corsi di musica elettronica di Yan Maresz e Mikhail Malt. Meditazione prima in Eco è quindi precedente al diploma romano. Il linguaggio di questo pezzo non mostra, tuttavia, meno autorevolezza rispetto al linguaggio dei pezzi più recenti, né meno raffinatezza tecnica ed espressiva. Semmai Meditazione prima in Eco appare come una composizione in cui le masse, lo spazio acustico e i piani sonori, sono trattati in modo meno analitico rispetto al repertorio più recente: azzardando un confronto con il passato musicale, direi più alla maniera di Ives o Varèse piuttosto che alla maniera degli spettralisti. Se l’ascoltatore si pone dal punto di vista del linguaggio esibito nelle composizioni successive presenti nel disco, può leggere la Meditazione prima in Eco come la prima tappa in direzione dell’acquisizione di una padronanza piena del controllo analitico del suono, attraverso quelle competenze tecniche ed espressive che hanno consentito alla musica di Bravi di diventare centrale rispetto alle esperienze compositive degli ultimi anni. Ritengo però che sia più interessante abbandonare il punto di vista prospettico e cogliere alcune caratteristiche cruciali di tutta l’esperienza compositiva di Bravi, che prescindono (benché, s’intende, in modo relativo) dalle sue tappe formative: la capacità di immaginare il suono in funzione degli spazi che crea e sui quali agisce e l’approccio al materiale musicale allo stesso tempo meditativo e antipsicologico. Questo secondo aspetto mi sembra che non sia mai stato affrontato nelle recensioni del repertorio di Bravi, mentre sul primo molto è stato scritto, tanto che, forse, basta sottolineare soltanto come suono e spazi del suono sembrano darsi sempre, per usare un’immagine, come se fossero schiuma quantistica di uno spazio che si determina grazie al suono e che dal suono discende. Nel Quartetto n°2 si coglie bene questo aspetto, soprattutto a causa dell’assenza di retorica narrativa e per l’intrecciarsi multidimensionale dei piani sonori che conferiscono all’insieme una presenza quasi visiva, ma non pittorica; in altre parole, si è costretti dall’ascolto a quella che assomiglia molto alla traduzione in metafore visive a cui costringe la fisica teorica quando tratta delle cose lontane dalla realtà sensoriale. Parlando di approccio meditativo e antipsicologico al materiale musicale, intendo fare riferimento a un’estetica che è formalista proprio in funzione antipsicologica, ma che del formalismo accetta l’isolamento della musica dai sentimenti ma non dalla materia, che viene indagata tenendo una certa distanza da qualsiasi scivolamento descrittivo, moltiplicando e intrecciando meccanismi metaforici collocati quanto più lontani possibile dalle percezioni umane (dai sensi fallaci della prima meditazione cartesiana) e tutti annidati intorno a quella linea di confine tra il nulla e le cose, che costituisce anche la bussola topologica del tormentato conflitto tra volontà e intelletto, punto centrale della quarta meditazione metafisica di Cartesio, De vero et falso, che dà il titolo al CD.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 4 luglio 2014 da in Suggestioni con tag .
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