IL SUONO RAZIONALE

di Tiziano Rosselli

Non facciamoci prendere dal panico (2)

satie_portraitCi sono almeno tre tipologie di rigore a cui qualsiasi compositore può approdare: 1) il rigore dell’osservanza delle regole dentro il sistema musicale utilizzato, con le sue leggi armoniche, la sua grammatica e la sua retorica; 2) il rigore dell’iterazione di cellule melodiche o ritmiche e della semplicità; 3) il rigore cercato nell’extramusicale (ad esempio nella matematica e nella fisica), attraverso il quale si vuole sfuggire a un sistema musicale storicizzato.

In tutti e tre i casi il comporre è un comporre razionale, ma la musica che si sedimenta può essere profondamente diversa e, in qualche altro senso, più o meno lontana dall’idea di una musica razionale. Quando si parla di razionalismo si è soliti contrapporgli il romanticismo e si pensa a una qualche forma di classicismo. Il classicismo – che ha a che fare col primo tipo di rigore che implica la stretta osservanza delle regole del sistema utilizzato – sia in musica sia in architettura è considerato come fortemente influenzato dall’idea di simmetria e di ordine formale (il rispetto delle regole strutturali del sistema). Varèse e Xenakis hanno invece a che fare col terzo tipo di rigore sia quando esplorano la fisicità del suono organizzato in masse sonore, sia quando utilizzano idee matematiche per lavorare su quelle masse, sui parametri sonori o sui singoli suoni. Il secondo tipo di rigore è ben esemplificato dall’utilizzo dell’omoritmia, intesa come scrittura di un suono o di un accordo per ciascuna unità di movimento o di suddivisione. L’uso dell’omoritmia rimanda a una ricerca di ordine geometrico e appare capace di suggerire l’immagine di confini ben solcati che si succedono esibendo l’alternanza di suono e si­lenzio.

Brani interamente omoritmici sono rarissimi sia in epoca pre-tonale (ad eccezione ovviamente della tradizione medievale del discanto nota contro nota), sia in epoca tonale e post-tonale. Tra le più significative composizioni omoritmiche vi sono la Prière des orgues e il Commune qui mundi nefas dalla Messe des pauvres di Erik Satie (che fin dalle opere precedenti il 1891 lavora alla ricerca di un mezzo espressivo musicale guardando alla letteratura e alla pittura piuttosto che alla musica). Il rigore ritmico è in questo caso un ordine che si vede, un’immagine di­pinta sulla partitura per negare il fluire del discorso musicale asimmetrico (in senso lato) nel quale il prima è la causa del dopo. Satie si avventura in un’operazione che è possibile defini­re come una tortura ai modi wagneriani di torturare il mezzo espressivotonale. Gli accordi non si articolano in una concate­nazione strutturata ma si succedono in modo da esibirsi essi stessi come mezzo espressivo. Si potrebbero definire clusters (sebbene siano di per sé accordi di armonia tonale) o apparizioni, poiché sono costretti dalla simmetria ritmica e dalla libertà da vincoli armonici strutturali a essere pensati da soli.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 9 maggio 2012 da in Scienza e musica.
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